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Mai come in questo momento storico l’uomo è stato più informato, esposto alla cultura, all’arte, alla scienza e a qualsiasi scibile che la più fervida immaginazione possa contemplare. Eppure, in sacche silenziose ma sempre più grandi e spesso insospettabili ci si imbatte in tendenze, movimenti e credenze del tutto a-scientifiche con non poche analogie al medioevo.  E così come nei secoli (più o meno) bui si temeva l’afflato del demonio che procurasse la perdita della ragione o il fiato della terra che portasse la peste adesso gruppi di persone tutt’altro che sparute passano la vita temendo la contaminazione chimica delle scie, evitano di bere il latte perché convinte che un complotto della Danone abbia nascosto il pericolo cancerogeno della caseina al mondo intero e via dicendo.
Ma in che momento una parte della nostra civiltà ha smesso di credere nel positivismo e nell’imbattibilità del progresso per tornare alla superstizione ? Che dimensione ha il fenomeno e quali ripercussioni negli altri media ? 
In questo piccolo libro a puntate proveremo a comprendere i segnali e i modi con i quali il nuovo medioevo si sta insinuando nelle nostre vite, cercando di tenere ben accesa la fiaccola della ragione.
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			<title><![CDATA[C.S.I., Amanda Knox e il paradosso del positivismo.]]></title>
			<author><![CDATA[Massimo Piccolo]]></author>
			<category domain="http://www.massimopiccolo.it/blog/index.php?category=Medioevo_2.0"><![CDATA[Medioevo 2.0]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_e2mw74us"><img src="http://www.massimopiccolo.it/images/KNOX_qy1k48qx.jpg"  title="" alt="" style="width:560px; height: 420px;" /><span class="fs19 ff1">&nbsp;</span><br><div><br><div><span class="fs19 ff1">Per tutti gli appassionati e non,<b> sta per tornare C.S.I. Scena del crimine</b> (FoxCrime, 9aprile ore 21), la crime serie più famosa (trasmessa in oltre una settantina di Paesi nel mondo) giunta ormai alla quindicesima stagione. </span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">Per gli appassionati sarà importante sapere che a guidare la squadra del turno di notte della polizia scientifica di Las Vegas ci sarà ancora <b>Ted Danson</b> (e pensare che l’avevamo conosciuto quando era solo uno dei tre scapoli con un bebè) coadiuvato da <b>Elizabeth Shue</b> (che a Las Vegas avrebbe dovuto vincere l’Oscar nel 1996, quando le fu ingiustamente preferita Susan Sarandon) e <b>George Eads</b> (che in questi 15 anni di presenza ininterrotta nella serie, oltre a essere stato protagonista dei due episodi cult girati da Quentin Tarantino, ha ingrossato a dismisura massa e mascelle).</span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">A tutti gli altri giova invece ricordare quanto questa serie abbia cambiato il modo di guardare il mondo e come sia diventata parte attiva di quello che mi piace chiamare Medioevo 2.0 , quando cioè, <b>grazie ad alcune strane congiunture</b> (social media e tv in questo caso), una società positivista e scientifica come la nostra si perda nel più bieco a-scientificismo e pregiudizio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">Ma facciamo un passo indietro. Da quando Poe prima con <b>Dupin </b>ma soprattutto Conal Doyle con <b>Sherlock Holmes</b> hanno inventato il genere matematico deduttivo il positivismo si è impossessato della fantasia dei romanzieri e di una interminabile schiera di lettori, e più la scienza forniva argomenti incontrovertibili (<b>guanto di paraffina, impronte digitali, ecc</b>) più il genere sembrava potersi dotare di un meccanismo perfetto. </span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">Hai voglia a essere il criminale più scrupoloso del mondo<b> grazie alla scienza</b> ci sarà sempre qualcosa che inesorabilmente riuscirà a incastrarti.<br></span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">A proposito di meccanismi perfetti, <b>vi eravate mai chiesti</b> il perché del continuo alternarsi di meccanismi a incastro interdipendenti della sigla di Elementary, <b>il nuovo Holmes con Jonny Lee Miller e addirittura Lucy Liu </b>nei (seducenti) panni di Watson? Bene, adesso lo sapete.</span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">Dalla letteratura al cinema e alla tv ovviamente il passo è stato breve e ha moltiplicato a dismisura il successo del genere, aggiungendo nuovi grandi investigatori (poliziotti e non) all’immaginario collettivo, impossibile <b>non citare almeno Ellery Queen e Il Tenente Colombo</b>.</span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">Ma è grazie all’esperienza lavorativa di <b>una geniale scrittrice americana, Patricia D. Cornwell</b>, analista informatico presso uno studio di medicina legale e l’amicizia nata  in un suggestivo obitorio della Virginia con la patologa (di origini italiane) Marcella Fierro, che dobbiamo la rivoluzione copernicana del genere crime iniziata sul finire dello scorso secolo. </span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">Con la nascita del personaggio della dottoressa (di origini italiane) anatomopatologa <b>Kay Scarpetta per Postmortem nel 1990</b>, la nuova ventata di positivismo corroborata da microscopi a scansione, analisi degli elementi e soprattutto del DNA come prova nel tribunale tutto cambia. E’ la Cornwell che per prima ci fa letteralmente entrare nel corpo delle vittime vincendo il tabù della morte (mai fino a quel momento i cadaveri erano stati mostrati in maniera così fredda o scientifica), creando in <b>qualche modo tutte quelle zoomate dal microscopio</b> fino al pezzo dell’organo dove il frammento dell’arma si è spezzato o una fibra rivelatrice si è incastrata.</span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">In poche parole:<b> senza gli 11 libri scritti negli anni ’90 dalla Cornwell</b>, i milioni di copie vendute in tutto in mondo e un esercito di emuli pronti a riempire cataloghi e librerie, probabilmente C.S.I non ci sarebbe mai stato. <b>E Amanda Knox non sarebbe diventata la strega assassina del web</b> (almeno per qualche giorno) ma sarebbe stata solo una povera vittima reclusa ingiustamente per anni. </span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">Scusate l’anticipo, ma era necessario per provare a riprendere la vostra attenzione.</span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">Non mi dilungherò sull’ormai famoso <b>C.S.I. effect</b> , al centro di molti studi nelle università americane ed europee, cioè su dato di fatto che ormai, grazie alle serie tv,  sia i criminali che le persone comuni (giurati in America) masticano, insieme a molte semplificazioni, un bel po’ di elementi forensi e quindi rischiano di depistare volutamente le indagini o si aspettano che ogni omicidio, <b>una volta spiegate le sue dinamiche ed entrati nel suo meccanismo </b>(ricordate la sigla di Elementary di qualche rigo sopra ?) porti inevitabilmente a una soluzione oltre ogni ragionevole dubbio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">Ma questo ha molto a che fare con quanto accaduto nel delitto Meredith, creando il corto circuito tra la realtà e la finzione, amplificata, e quindi rafforzata, dai social con questo semplice meccanismo: <b>se leggo una notizia, una convinzione scritta da una sola persona è trascurabile</b>, se lo scrivono in 2, lo scrivo anche io, se quella convinzione la scriviamo in 100 non può essere altrimenti. </span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">Adesso, immaginate che la protagonista di una delle puntate del vostra crime serie preferita sia la <b>bella Amanda Knox</b>, viso e<i> fisic du role</i> sembrano fatti apposta per facilitarci il compito. La ragazza poi è anche<b> abbastanza ambigua</b> da dare un po’ di consistenza letteraria all’aspetto un po’ angelicato, fuma qualche spinello, non disdegna il sesso, e altre cose così.</span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">Voi siete lì a guardare la puntata nel <b>vostro 42 pollici full hd</b>, mangiucchiando qualcosa, vi appassionate ai personaggi, seguite le vicende della vittima, partecipate al dolore dei suoi familiari, vedete il procedere delle indagini e l’accumularsi di prove, state lì incollati fino alla fine…ma niente. <b>Nessun colpo di scena</b>. Il colpevole non è la protagonista della puntata ma una comparsa inquadrata si e no, 20 secondi.</span></div><div><span class="fs19 ff1"><b>I vari J. B. Russul, Finlay e Stokes hanno toppato</b>. Nonostante il luminol, il dna su un gancetto del reggiseno della vittima e un coltello non si è riusciti ad andare al di là di ogni ragionevole dubbio (per restare in tema fiction). </span></div><div><br></div><div><span class="fs19 ff1">E qui, <b>da questa frustrazione</b>, si è scatenata la rete con il suo corto circuito, non è possibile che dopo tutto questo la Knox (c’era pure Sollecito ma è troppo poco da fiction per risultare interessante) fosse innocente. “Vergogna” è stata la frase più gettonata.  “Fabrizio Corona in carcere e la Knox libera” la più stupida. La creazione dell’evento con tanto di inviti<b> “Pigiama party con Amanda Knox” la più geniale. </b></span></div><div><span class="fs19 ff1"><b><i>Morale</i></b>: la colpa è della legge italiana. O, ancora più interessante: “fosse successo in America di sicuro lì avrebbero inchiodato il colpevole”</span>.</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Apr 2015 15:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[1992 non è Gomorra. Per fortuna.]]></title>
			<author><![CDATA[Massimo Piccolo]]></author>
			<category domain="http://www.massimopiccolo.it/blog/index.php?category=Media"><![CDATA[Media]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_r9b5708u"><img src="http://www.massimopiccolo.it/images/1992.jpg"  title="" alt="" style="width:738px; height: 462px;" /><span class="fs16 ff1">Sgombriamo subito il campo da un equivoco generato non si capisce bene da cosa: 1992 non è Gomorra.</span><div><span class="fs16 ff1">Per fortuna. Forse non dal punto di vista degli ascolti, qualcuno rimpiangerà sicuramente l’ambientazione un po’ esotica dell’epopea trash-pop della serie tratta dal film di Garrone, ma sicuramente dal punto di vista narrativo 1992 è sicuramente un esperimento molto più ambizioso.&nbsp;</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 ff1"><b>La tesi che sottende</b> alla serie nata da un’idea di Accorsi è che non si possono davvero capire le storie di mani pulite senza calarsi in quello che fu il vero nodo delirante dell’Italia:<b> i ruggenti anni ’80 </b>e la loro lunga onda capace di arrivare, rovesciando ancora un bel po’ di barche, fino ai giorni nostri.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 ff1">E meglio non poteva racchiudere il senso di tutto questo se non un pubblicitario (figura nata proprio negli anni ’80), Leonardo Notte, il personaggio che lo stesso Accorsi ha ritagliato per se stesso.</span></div><div><span class="fs16 ff1">Senza comprendere questo risulterà difficile districarsi con scioltezza tra l’enorme carico che nel 1992 facevano da sfondo al pool di Milano:<b> i politici da discoteca e le loro protette, la “Milano da bere” </b>simbolo d’efficienza e ricchezza, il bordo viola dell’aids nelle pubblicità progresso e gli scandali per il sangue infetto usato nelle trasfusioni, <b>la sensualità delle lolite di Non è la Rai venduta in tv senza più sensi di colpa o ipocrisie,</b> il grido di  Roma ladrona  urlato in piazze gremite addobbate con simboli celtici.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 ff1">L’Italia grigia e modesta che soli dieci anni prima aveva festeggiato la vittoria della coppa del mondo era lontana da quei giorni molto più di noi adesso che è passato quasi un quarto di secolo.</span></div><div><span class="fs16 ff1">Il discorso di Accorsi-Notte “<b>Gli anni ’80 sono uno stato mentale</b>” rivolto allo staff di Publitalia e  “Lì fuori – non lei, non io - il mondo è brutto ed è pieno di signori che vorrebbero insegnare a quelle ragazzine in tv come si fa…” usato per convincere il costruttore di brugole <b>a continuare a investire in pubblicità alla Fininvest </b>valgono più di tutte le <b>folcloristiche “frjture” dei boss di Gomorra.</b></span></div><div><span class="fs16 ff1"><b><br></b></span></div><div><span class="fs16 ff1"><a href="http://skyatlantic.sky.it/skyatlantic/news/photogallery/2014/07/25/1992_serie_tangentopoli_sky_atlantic.html" class="imCssLink">Altre notizie sul sito ufficiale di SkyAtlantic </a><b>&nbsp;</b></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 17:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Medioevo 2.0  - Facebook /1]]></title>
			<author><![CDATA[Massimo Piccolo]]></author>
			<category domain="http://www.massimopiccolo.it/blog/index.php?category=Medioevo_2.0"><![CDATA[Medioevo 2.0]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_f06t0u42"><div style="text-align: justify;"><img src="http://www.massimopiccolo.it/images/Penrose-salita-discesa-rid2.jpg"  title="" alt="" style="width:472px; height: 354px;" /><span class="fs18 ff1">Ma</span><span class="fs16 ff1"> non dovevamo parlare di medioevo 2.0 ? Non sarà per caso questo un pistolotto contro facebook, qualcosa contro la modernità, magari intrisa dell’insopportabile retorica del “<i>si stava meglio quando si stava peggio</i>” ?</span><br></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1"><b>No. Niente di tutto questo. Giuro.</b> E prometto che parlerò anche di MasterChef (ma non per parlare di ricette e cucina) e che il medioevo 2.0 c’entra eccome.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Allora. I<b>n Italia circa 26 milioni di persone</b> (pari al 42% della popolazione) sono su facebook. Tenete presente che sui 61milioni di abitanti 5milioni hanno meno di 10 anni e 4 milioni ne hanno più di 80. </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">E circa 12milioni di persone passano diverse ore ogni giorno su facebook.   </span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1"><b>Facebook è l’invenzione più straordinaria e rivoluzionaria degli ultimi 60anni.</b></span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Questa mi piaceva buttarla lì così, con una certa <i>nonchalance</i>. E non per farvi continuare la lettura ma perché ne sono assolutamente convinto.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Sicuramente <b>radio e televisione hanno strutturato il famoso “villaggio globale”</b> (1962) di Marshall McLuhan (semplificando molto per i quattro che non lo sapessero il mondo, grazie alle mille connessioni &nbsp;<i>elettriche&nbsp;</i>&nbsp;è diventato piccolo come un &nbsp;<i>villaggio&nbsp;</i>&nbsp;capace di <b>inglobare però tutto</b>, con le distanze fisiche eliminate dalle presenze elettriche – meglio però dire elettroniche). Ma quello che ha fatto quel gran genio di Zuckeberg <b>ha determinato l’implosione di </b>questo villaggio globale, le distanze sono state così tanto accorciate da diventare<b> interazioni immediate e determinanti.</b> Con conseguenze incredibili, e sicuramente non prevedibili – come ogni grande invenzioni che si rispetti - sul villaggio globale trasformandolo come mai prima d’ora.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Per prima cosa, <b>il villaggio è diventata un condominio polimorfico</b> dove ogni utente è in grado di scegliersi lo scenario e gli abitanti che desidera. Per farla breve, <b>supponete che l’utente A e l’utente B</b> siano amici su facebook, quindi entrambi abitano nello stesso condominio che però è al tempo stesso diverso. </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Entrambi si affacciano sugli stessi giardinetti con l’erbetta azzurra piena di addobbi con la f corsivo, entrambi possono scendere a passeggiare scambiando quattro chiacchiere mentre portano a spasso i gattini dei video o ascoltano una canzone, però al momento di rientrare, <b>uno torna  al 4° piano</b> dove ha per vicini C, D, E,<b> l’altro al 5° piano</b>, dove  ha per vicini W,Q,T,Z,F e C. </span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Sì, C abita al 4° e al  5° piano, ma non ha due account, <b>abita al 4° e 5° piano solo vi ponete nella prospettiva <i>errata</i>,</b> cioè quella di A o B. Quella di una persona cioè diversa da C. In facebook, l’unica prospettiva giusta è quella personale. Cioè, magari, C, dal suo punto di vista, abita al 100° piano e ha per vicini A e B.</span></div><div> </div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1"><b><br></b></span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1"><b>In facebook l’unica prospettiva giusta è quella personale. </b></span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Questa vale la pena staccarla un attimo e tenerla qui.</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Cominciate a comprendere una delle ragioni dell’enorme successo di facebook ? </span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Mai prima d’ora era stato possibile <b>sommare con tanta semplicità la condivisione di interessi con il villaggio globale. </b>Mi spiego meglio. </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1"><b>A me piace Scarlett Johansson</b>. Bella forza diranno molti. Preferisco Megan Fox diranno altri. La trovo bruttina diranno altri ancora. Mi piace Brad Pitt risponderà qualcuno/a.  </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Bene. Se fossi un fan vero, di quelli esaltati, le risposte contro la mia adorata sarebbero fastidiose, se non irritanti o peggio, <b>qualcosa in grado di rovinarmi la giornata.</b> Quindi per poter condividere questa mia passione, prima di facebook avrei potuto fondare un fan’s club, pubblicizzarlo per bene sui giornali di cinema e di settore fino a trovare qualche altro pazzo disposto a fare tutto questo per una diva di Hollywood. <b>In un paio di mesi</b>, messo insieme un gruppetto – di almeno una mezza dozzina di persone, giusto per non essere scambiati per maniaci - avremmo organizzato proiezioni dei suoi film, serate a tema, ascolto delle sue canzoni ecc ecc.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1"><b>Sapete invece quanti fan ha Scarlett Johansson</b> su facebook ? 1.676.699 solo sulla prima della lista.</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Quindi, se volessi andare a vivere in un condominio dove di sicuro, non solo nessuno non la trovasse irresistibile ma, che anche nessun fan della Fox o di Brad Pitt potesse intrufolarsi non avrei niente altro da&nbsp;</span><span class="fs16 ff1">fare che chiedere l’amicizia <b>a un po’ di persone della sua pagina fan</b>, poi, giusto per stare tranquilli, postare qualche sua foto sulla mia pagina e appena un collega di lavoro, un parente o una vecchia amica dell’università muovesse una critica alla nostra beniamina, tasto sinistro del mouse e rimuovi dagli amici o non seguire più il malcapitato (che è più o meno lo stesso).</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Ovviamente adesso<b> tutti a pensare quante storie per un’attrice</b>, chi mai si prenderebbe questo fastidio per una cosa del genere ?</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Certo. Non posso darvi torto. Provate però per un attimo <b>a pensare ai tifosi di calcio o agli attivisti politici</b>.&nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Quanti accesi tifosi del Napoli hanno tra gli amici accesi tifosi della Juventus (e viceversa ovviamente). </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">E quanti convinti <i>renziani </i>hanno amici attivisti del M5S ? </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Sarebbe interessante studiare in quanto tempo le persone su facebook plasmano il proprio condominio.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">C’è un’altra cosa interessante,<b> e forse addirittura più inquietante</b>, da dire sul polimorfismo dei nostri condomini su facebook. <b>Più le persone che scegliamo la pensano come noi più il nostro condominio somiglia al loro</b>. Ma di questo ne parleremo la prossima volta.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">E il medioevo 2.0 e MasterChef ?</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Ancora un po’ di pazienza…</span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Mar 2015 19:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Medioevo 2.0 - Premessa]]></title>
			<author><![CDATA[Massimo Piccolo]]></author>
			<category domain="http://www.massimopiccolo.it/blog/index.php?category=Medioevo_2.0"><![CDATA[Medioevo 2.0]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_9bnrmu2y"><div style="text-align: justify;"><img src="http://www.massimopiccolo.it/images/Medioevo-2-rid.jpg"  title="" alt="" style="width:183px; height: 240px;" /><span class="fs16 ff1">Per noi, ragazzini degli anni ’70 - ’80, <b>il positivismo</b> -  prima ancora che a scuola ci insegnassero cosa fosse - <b>è stato assorbito</b> quotidianamente dalla semplice esperienza: la lenta ma inesorabile e sistematica sostituzione del bianco e nero con il colore, i televisori da ingombranti con schermi piccoli a leggeri con schermi grandi, fino alle meraviglie di questi giganti e smart (spesso più dei programmi che trasmettono).</span></div><div><br><span class="fs16 ff1"></span><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1"><b>Poi i telefoni</b> che, smessa la funzione di comunicazione semplice, si sono staccati dalla parete o alzati dal tavolino e andati in giro per casa come cordless, diventando mezzi di comunicazione complessa <b>usati anche per la <i>socializzazione</i></b><i> </i>(pensate  ai siparietti ne I Robinson negli anni ’80 o la pubblicità Telecom “mi ami, ma quanto mi ami ?” degli anni ’90 ). </span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Telefoni che poi, quasi magicamente, <b>sono diventati <i>personali</i></b>, liberandosi dal legame con la casa che, detta così può sembrare anche una cosa da poco ma in realtà  ha significato una <b>vera emancipazione</b>, ha solcato, per la prima volta una <b>separazione importante tra il mondo degli adulti e quello dei ragazzi</b> all’interno della casa stessa, facendo sì che l’esterno (amici, flirt, conoscenti) potessero entrare all’interno del nucleo familiare senza più alcun <i><b>filtro</b></i>. Una volta diventato cellulare il telefono, nel giro di pochissimi anni è diventato poi una piccola consolle piena di media (giochi, fotocamera, videocamera, radio, musica) fino a perdere o far passare in secondo piano quella che era la sua funzione primaria (<b>quante telefonate</b> avete fatto o ricevuto oggi col vostro smartphone ? tre ? cinque ? dieci ? bene, paragonatele ai messaggi e post inviati e letti su Facebook o WhatsApp…)</span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1"><b>La musica</b>.  Quella della musica è stata per noi un’altra splendida conferma dell’inarrestabile e onnipotente destino del progresso. Venivamo dai rari (perché costosi), delicati e preziosi dischi di vinile. La fruizione musicale funzionava più o meno così: <b>c’erano gli esperti perché <i>sapienti</i></b><i> </i>(ricchi,  o adulti, o davvero appassionati) di un (nel senso di uno soltanto) genere musicale  e capitava che raccontassero in giro di un musicista, del tipo “sai, ho sentito un disco di <b>Charlie Parker</b> che è una bomba” oppure “un mio amico mi ha detto che il fratello di X dice che esiste un sassofonista eccezionale, si chiama Charlie Parker”. Bene. A quel punto dovevate andare a casa di chi aveva il disco, sempre che volesse ospitarvi, e ascoltarlo. </span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Nel giro di pochi anni tutto è cambiato. Prima con il diffondersi del registratore a cassetta a circuito interno, così ti facevi prestare il disco, rec sulla piastra e voilà (cioè il tempo dell’ascolto del disco), avevi una copia su musicassetta  (certo si sentiva ancora più forte<b> il gracchiare della puntina</b> e spesso il nastro ti si attorcigliava, però comunque funzionava), poi la doppia piastra (copiavi da una musicassetta all’altra), poi il cd. </span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">E qui tocca fermarci un attimo. Per chi non l’ha vissuto è davvero difficile immaginarlo. All’epoca, eravamo <b>adolescenti e piccolo borghesi</b>, e come la stragrande maggioranza di adolescenti piccolo borghesi  non avevo un grande impianto stereo, giusto un blocco con un piatto, la piastra per la cassetta e la radio a manopola, ma c’era mio cugino (anche lui adolescente e piccolo borghese ma appassionatissimo di impianti) che era riuscito ad avere delle <b>casse Yamaha altissime</b>, di quelle che a un quarto del volume facevano già arrivare la signora del piano di sotto in preda al panico. </span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Prima di collegare per la prima volta il lettore cd quell’impianto aveva suonato con delle bellissime piastre Sony (un piatto decente costava troppo) e fino ad allora, <b><i>Moon and Sand</i> di Chet Baker</b> l’avevamo sentito solo così: play, trak (rumore meccanico) fruscio, quattro note di piano <b>e il basso di Leftwich</b> che ci vibrava l’anima. E ancora, play, trak, zzzzz e un tocco di piano e di nuovo Leftwich che ricominciava. Quando arrivò il lettore cd e prememmo play, a volume basso, giusto per vedere se non avevamo combinato qualche guaio nei collegamenti, Lello e io ci guardammo un attimo perplessi, la situazione si era completamente rovesciata: play, sssss, silenzio e dum, il basso che attaccava. Il rumore meccanico <b>aveva lasciato il posto</b> a un piccolo sibilo e per la prima volta avevamo ascoltato il “silenzio” prima dell’attacco della musica.  Ripetemmo alzando un bel po’ il volume. Play, sssss, silenzio assoluto e poi le quattro semicrome di piano e un dum da far rimbombare anche le stoviglie nelle credenze dalla stanza accanto. E come non avremmo potuto alimentare <b>una fiducia incondizionata</b> nella tecnologia e nel futuro visto che eravamo addirittura riusciti ad ascoltare il silenzio ? </span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Certo l’arrivo della signora del piano di sotto dopo qualche minuto e degli mp3 dopo qualche anno avrebbero dovuto metterci in guardia. Ma era ancora troppo presto.</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">In un soffio ci siamo trovati dal battere sui tasti <b>grigi col clik del Commodore 64</b> allo sfiorare la tastiera (se non addirittura al dettato) del tablet, passando così velocemente dal 286 all’intel core i7ee (o una roba del genere) che abbiamo ancora mobili con<b> pacchi di floppy disk</b> che non sapremo mai più cosa contengono.</span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">E  le automobili ? con sempre meno linee squadrate e pesanti per piegarsi ingentilendosi all’aerodinamica e ai nuovi materiali da costruzione sembrano più moderne di quelle sognate dai progettisti dei film di fantascienza. Ok, ancora <b>non fluttuano come in Blade Runner</b> ma in compenso il clima, tutto sommato, ha retto meglio di quanto temessimo, nessuna bomba atomica ci ha spazzato via e anche la nuova peste è stata in qualche modo domata.</span><br></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Persino <b>la bellezza estetica</b> che prima sembrava destinata solo alle top model (ancelle semidee della Milano da bere) è diventata un bene comune, ogni ragazza del nuovo millennio ha nel suo book foto da far invidia alle modelle cotonate delle riviste del tempo: sarà merito dell’alimentazione, dello sport, della cosmesi, dei tutorial di trucco o <b>chissà quale diavoleria ma adesso non solo sono tutte più o meno belle</b>, ma sono diventate belle anche le loro madri. Ragazze bruttine a quindici anni  diventate oggi splendide 40enni.&nbsp;</span><span class="fs16 ff1">E 50enni meglio delle loro figlie ventenni. Anche il crudele scorrere del tempo, in qualche modo sembrava che prima o poi l’avremmo vinto.</span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Quando poi è arrivato internet davvero abbiamo creduto che al progresso dell’uomo non ci sarebbe mai stata fine. Mai prima di ora all’essere umano era concessa una tale mole di informazioni a dei <b>costi tutto sommato ridicoli</b>. Ognuno avrebbe potuto accedere a un’enorme e sterminata quantità di testi, articoli, idee, congetture, esperimenti.</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1"><b>Il pensiero umano</b> finalmente avrebbe potuto avere quella spinta che era stata limitata fino a questo momento dai medium fisici. Pensate a cosa significava prima di quest’ultimo incredibile progresso dover fare una ricerca.&nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1"><b>Quando si è laureata mia sorella</b> con la sua bella tesi battuta a macchina, giusto per soffermarci su una sciocchezza, ogni correzione significava dover ribattere l’intero foglio. Cercare del materiale in un archivio significava prendere l’automobile e andarci di persona per capire se ci fosse qualcosa di utile, poi prelevare il materiale, farsi delle fotocopie, ecc ecc. Quando ho lavorato alla mia tesi ho usato <b>il mio bel pc portatile</b>, gli indici degli archivi e delle biblioteche erano in rete ma dovevo comunque prendere l’auto per spostarmi nelle varie biblioteche e perdere del tempo prezioso per fare fotocopie da portare a casa da studiare. Quando, tra un paio di anni, farà la tesi Monica, la sorella minore della mia ragazza, potrà evitare di uscire dalla sua stanza (se non per andarsene in giro)  e il tempo che le occorrerà sarà inevitabilmente minore. Poco male direte voi. Bene dirà Monica. </span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Ma provate a spostare il pensiero dal mio piccolo aneddoto personale e applicatelo alla ricerca scientifica. <b>Se il XX è stato il secolo breve</b> il XXI probabilmente dovrà essere considerato per ventenni o addirittura decenni.</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Capite adesso la potenza ? capite adesso quali meraviglie ?</span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Eppure, dopo tali presupposti e una così grandiosa premessa mai avrei immaginato che nel giro di qualche anno, gli <b>ultimi 5 per l’esattezza</b> (dall’esplosione di Facebook in poi, per intenderci), ci saremmo trovati invischiati, se non completamente almeno con i piedi in un nuovo medioevo.</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Oppure come mi piace chiamarlo, medioevo 2.0.</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs16 ff1">Ma per entrarci ancora un po’ più dentro bisogna aspettare la prossima puntata…</span></div><div><br></div><span class="fs16 ff1">&nbsp;</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 07 Feb 2015 16:46:00 GMT</pubDate>
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